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lunedì 11 novembre 2013

BUON COMPLEANNO ARNIE GRAPE



Questo mese, anziché votare democraticamente per dedicare il B-Day a un attore/regista; è scaturita in molti di noi la voglia di celebrare Leonardo Di Caprio nel giorno del suo trentanovesimo compleanno. Io ho colto la palla al balzo per parlare di un film a cui sono molto legata, scoperto tantissimi anni fa e subito inserito tra i miei preferitissimi (o preferiterrimi che dir si voglia).


La famiglia Grape è composta da Gilbert (Depp), le sue sorelle Amy e Ellen, la madre Bonnie e il fratello Arnie (Di Caprio). Il punto temporale in cui ci inseriamo è a qualche giorno dal 18esimo compleanno di Arnie, un compleanno importante visto che, a causa della malattia da cui è affetto, non avrebbe dovuto raggiungere neanche il decimo. I Grape sono una famiglia con molti problemi: Arnie è mentalmente ritardato; molti anni prima il padre si è impiccato nello scantinato di casa e, da quel momento, tutto ha iniziato a peggiorare per la famiglia. Le incombenze sono ricadute tutte su Gilbert, che si prende cura di tutti; anche di sua madre che ha raggiunto un peso spropositato e non esce mai di casa.
La famiglia vive in una vecchia casa a Endorra: un paese sperduto nel nulla, dove non succede mai niente. L' "evento dell'anno" è il passaggio di un gruppo di camper, che non fanno altro che attraversare la città per andare in posto sicuramente migliore. Quest'anno, però, accade un fatto eccezionale: il camper della bella Becky (Juliette Lewis) si guasta e lei è costretta a fermarsi qualche giorno a Endorra. Arnie e Gilbert ne sono affascinati. Questa ragazza dallo spirito libero riuscirà a smuovere la situazione e a far desiderare ai Grape qualcosa di più.

La regia di Lasse Hallstrom ci porta in questa vicenda in punta di piedi, ce la racconta in maniera molto delicata: sbirciamo i fatti della famiglia, sentiamo la  frustrazione di Gilbert quando si presentano quei grandi problemi, proviamo tenerezza per Arnie e per la sua situazione. La stessa delicatezza delle riprese segna anche i personaggi stessi: sembrano tutti estremamente fragili, con tanti sentimenti inespressi.



Tutto il cast ha contribuito e rendere questo film una chicca, ma Leonardo Di Caprio si merita il plauso maggiore.
All'epoca aveva solo 19 anni, il suo ruolo è il più difficile, eppure rende benissimo la malattia. I movimenti, le espressioni di Arnie sono estremamente realistiche. Questa è stata una tra le prime grandi prove di super Leo.
Con questo film è anche partita la maledizione che ha segnato la sua carriera. Sì perché ha ricevuto la nomination all'Oscar, soffiatagli poi da Tommy Lee Jones per Il Fuggitivo (ditemi voi se vi sembra giusto); e da qui parte una lunga lista di nomination mancate e statuette mai ricevute, anche se il caro Leo, se ne sarebbe meritata più di qualcuna. E' poliedrico, è bravo, è bello! Forse perché è bello non lo vogliono premiare? MAH! In tutti i ruoli è credibilissimo, ne ha affrontati di diversissimi e non è mai scaduto, ha dimostrato di sapersi mettere in gioco, interpretando da J. Edgar a Shutter Island senza batter ciglio.

Leo ti facciamo tutti tanti auguri e i complimenti per una carriera invidiabile - che tanti si sognano!

Ecco chi si è unito ai festeggiamenti!

Cooking Movies
Director's Cult
Ho Voglia di Cinema
In Central Perk
La fabbrica dei sogni
Life Functions Terminated
Montecristo
Movies Maniac
Pensieri Cannibali
Recensioni Ribelli
Scrivenny 2.0
Solaris

sabato 5 ottobre 2013

KWD - FINDING NEVERLAND



Ma come sono felice, ma come sono felice! Oggi festeggiamo quella che, secondo me, è una gran donna: la bella e brava Kate Winslet.

Tra la sua filmografia, ho scelto un film che l'ha mostrata matura e che ha saputo scaldarmi il cuore: Finding Neverland (da notare che parto abolendo la traduzione italiana che mi rovina il film!).
Neverland si presenta come il percorso di James Matthew Barrie (Depp, ripeto, Depp), verso la stesura di Peter Pan e l'isola che non c'è. Mi piace pensare che la storia sia reale, o comunque la vivo ogni volta come tale: perchè rovinare questa bella storia con il solito cinismo?!

Veniamo alla plot. Barrie sta vivendo la classica crisi dello scrittore e, in un pomeriggio come tanti, conosce al parco la famiglia Davies composta dalla madre Sylvia (Winslet) e i quattro figli maschi. Barrie si innamora di questa famiglia, piena di difficoltà e di fantasia, prende a cuore i problemi dei bambini (orfani di padre) e cerca di dare una mano a Sylvia, vedova che si fa in quattro per far crescere i suoi figli nonostante il lutto che li ha colpiti.
Barrie entrerà letteralmente nel mondo dei quattro piccoli e si avvicinerà soprattutto a Peter, un ragazzo fragile, che non riesce a sbloccarsi e a superare la perdita del padre. Le male lingue di faranno sentire per tutta Londra, il matrimonio di Barrie sarà compromesso per sempre, ma l'amore per Sylvia e i ragazzi non verrà scalfito.





















QUESTO FILM MI PIACE PERCHE'
I due binari della nascita della celebre storia di Peter Pan e il rapporto con la famiglia Davies scorrono perfettamente.
Capiamo chi è Nana, a chi è ispirato il personaggio di Capitan Uncino, la spensieratezza dei bimbi sperduti. E' bello come sono rese reali le scene di gioco: non le vediamo con gli occhi degli adulti, ma come se fossero vere e proprie avventure che hanno luogo in paesi lontanissimi. Così da un lato ci sentiamo come quando da piccoli inventavamo mille storie (beata fantasia perduta) e dall'altra ci rendiamo conto di come Barrie si senta vicino ai bambini e al loro mondo. Lo scrittore  vive in una dimensione tutta sua, difficile accedervi se non si è in perfetta sintonia con lo stesso autore; impossibile restare in contatto se non si accetta la visione metafisica al 100%. Il legame più stretto sarà con Peter, al quale insegnerà a usare la scrittura come metodo liberatorio, con cui dare sfogo ai propri pensieri, senza sentirsi a disagio.

















Il rapporto con la famiglia è qualcosa di molto puro. Vivendo la situazione dall'interno non si riesce a capire come degli estranei potessero inventare storie orribili (pedofilia o no? Nel film sembra proprio che la risposta sia no). In più il rapporto con Sylvia è così dolce e delicato, che proprio non riusciamo a non appoggiarlo.
Sylvia, una donna forte e premurosa, coraggiosa in tempi in cui non era facile esserlo. La Winslet riesce a non sembrare finta in un ruolo molto complicato. Dev'essere madre e segretamente riconoscente e affascinata da quest'uomo che si dona alla sua famiglia per il semplice gusto di stare in loro compagnia. Accetterà di essere bollata come una donna di dubbia moralità. Si accorge che ai figli fa bene stare con sig. Barrie e per questo, perchè mette i figli davanti a tutto, accetterà il declassamento sociale. Forte fino alla fine, anche quando la malattia avrà il sopravvento, quando alla fine andrà nell'Isola che Non C'é.


Tanti auguri Kate. Te li faccio proprio col cuore. Non credere a chi ti dice che Titanic è spazzatura: lì sei stata di esempio per le tante ragazze che si volevano sentire belle anche con qualche chilo in più - in un film che ha segnato la storia del cinema. Brava.

Ecco la lista degli altri post dedicati al Kate Winslet Day!

Bette Davis eyes
Combinazione causale
Director's Cult
Ho Voglia di Cinema
Il Bollalmanacco di Cinema 
In Central Perk
Pensieri Cannibali
Recensioni Ribelli
Scrivenny 2.0
White Russian

mercoledì 7 agosto 2013

BENNY & JOON - Ma soprattutto ... SAM!








Chi sono Benny e Joon? Due amici? Due amanti? No, sono fratello e sorella, rimasti orfani in tenera età. Meccanico lui, malata di mente di lei, vivono insieme e sono tutto l'uno per l'altra. Benny dedica la sua esistenza alla sorella, annullandosi completamente per assisterla. Proprio quando il medico di Joon sta per convincerlo a far rinchiudere la sorella in una casa di cura, piomba nella loro vita Sam, un cugino strambo vinto ad un amico al tavolo da poker. La situazione familiare sembra destinata a precipitare, se non fosse che tra Joon e Sam nasce un rapporto specialissimo che potremmo tranquillamente definire amore.

Mi spaventa sempre guardare film datati, perché ho sempre paura che se non li si vede nel momento giusto, si possa restare delusi. Con Benny e Joon questo non succede. Sarà per la tenerezza che ti trasmette, per la trama insolita, per l'aria da anni 90 che si respira, o per Johnny (che strega tutti col suo sguardo), ma questo film mi ha scaldato il cuore. Adoro i film così. L'ho inserito subito tra i film che riguarderei all'infinito senza stancarmi; cosa che difficilmente capita con le uscite di questi mesi.
Ci sono serate in cui hai voglia di stare in divano e lasciarti cullare da una bella storia: Benny e Joon ci riesce perfettamente.


I tre protagonisti sono:
- Aidan Quinn nei panni di Benny, che avevo già visto in Amori e Incantesimi, altra squisita commedia romantica;
- Mary Stuart Masterson ha la parte di Joon, passata alla storia per Pomodori Verdi Fritti, un film che non ha bisogno di presentazioni;
- Johnny ma-quanto-bello-sei Depp è Sam, parte perfetta per lui. Mille espressioni, due occhi che ti colpiscono e paralizzano (tanta roba insomma).

Adesso posso cominciare ad assillare parenti ed amici con questo film, ne saranno sicuramente tutti molto felici!

domenica 9 giugno 2013

JOHNNY DEPP DAY - EDWARD MANI DI FORBICE




Più e più volte nel corso di questo mio primo anno da blogger ho iniziato un post su Edward Mani di Forbice, ma poi mi veniva sempre un'incredibile ansia da prestazione e abbandonavo sistematicamente il progetto. Oggi faccio il salto, non scriverò un post, ma IL POST. Questa premessa è per scusarmi anticipatamente se ogni tanto trasparirà una leggera devozione per il film in questione. (Ah, già sono in panico!)

Siamo in una città qualsiasi, un luogo senza nessuna identità che potrebbe essere ovunque o da nessuna parte. La monotonia regna sovrana, le case sono tutte uguali, il perbenismo e l'ipocrisia sono i principali valori. Qui vivono Pegg (Dianne Weist) e la sua famiglia. A differenza di tutte le altre mogli della zona (che non hanno un beneamato - ehm - niente da fare se non spettegolare), Pegg ha una specie di lavoro, fa la rappresentante AVON. Un giorno in cui il giro promozionale stava andando particolarmente male, Pegg decide di tentare una visita al castello sulla collina, un luogo sinistro in cui nessuno si recava mai. Lì trova niente popò di meno che Edward, un ragazzo con le forbici al posto delle mani, che vive lì tutto solo.

Spinta dal suo buon cuore, Pegg decide di portare il ragazzo a casa con sè. Ecco il fatto che romperà gli equilibri in città. La novità che porterà un po' d'aria fresca a quelle racchie rinsecchite.
All'inizio Edward è una specie di fenomeno da baraccone, nel senso meno offensivo della parola. Lo trattano un po' come una giostra. Si fanno potare i cespugli, tosare i cani, tagliare i capelli. La sua diversità è una moda.
Poi arrivano le complicazioni. Edward si innamora di Kim (Winona Ryder), la figlia di Pegg, e per lei si lascerà convincere a forzare la serratura della casa del suo ragazzo. Edward viene arrestato e da qui parte la discesa, o forse sarebbe meglio dire la salita, che lo riporterà alla vita solitaria dell'inizio. Tutti gli volteranno le spalle, tutti lo scherniranno. Tutti tranne Pegg e la sua famiglia, gli unici ad aver capito la sua vera natura.

Questa favola gotica è stata concepita dal maestro Tim Burton, ma per lui non è stato un semplice racconto, ma la trasposizione della situazione di disagio che per tanti anno lo ha accompagnato. E' il progetto per antonomasia che è riuscito a portare a termine. Il lavoro pianificato da sempre.
Perché questo film è così speciale? Ci sono molti elementi che me lo hanno fatto amare da subito (oltre al protagonista che oggi è anche il festeggiato). Innanzitutto in Edward c'è una dose massiccia di bontà. Tutti i suoi gesti sono rivolti ad aiutare le persone, a farle felici, senza pensare alle conseguenze, con quell'ingenuità tipica dei bambini, che fa tanta tenerezza.

Proprio perché riconosciamo in lui uno spirito puro, la rabbia ci sale ancora di più quando vediamo la stoltezza dei paesani. La loro superficialità sarebbe in grado di rovinare qualsiasi cosa. Prima sfruttano l'ingenuità di Edward e poi lo trattano come il peggiore dei delinquenti. Sembra di assistere a uno di quei fenomeni mediatici che in Italia ormai sono più caratteristici di pasta e pizza. Edward non se lo merita.

Il personaggio di Edward è magistralmente reso dall'oggi cinquantenne John Christopher Depp II, scelto all'epoca da Tim Burton per l'espressività del suo sguardo. E noi gli diamo assolutamente ragione: Edward non parla molto, ma i suoi sguardi valgono davvero più di mille parole.

Nel corso della storia affiorano alla mente di Edward i ricordi di suo padre, l'inventore, un incrocio tra Geppetto e Frankenstein che è morto prima di poter finire la sua creatura. Un uomo che ha voluto così tanto bene a questo figlio e che era tutto per lui. Piano piano capiamo i motivi per cui Edward è quello che è; e proviamo per lui ancora più simpatia. Le mani rotte sul pavimento sono il simbolo del fallimento a cui nessuno potrà mai porre rimedio e che condannerà per sempre il povero Edward.

Sfido chiunque a non commuoversi guardando questo film. Il pensiero che mi torna in mente ogni volta che lo guardo è: ma perché ad Edward non è destinato neanche un briciolo di felicità? E lì le lacrime scendono copiose. Questa non è una favola natalizia, è uno specchio fedele della nostra società, tanto reale negli anni 90, come oggi purtroppo.

QUINDI

Se in una parete di casa trovi questo:
Se alla parete del tuo luogo di lavoro trovi questo:

Se tra i DVD della tua videoteca trovi questo (tua madre ti cancellò la VHS perchè era stufa di vederti piangere):

Se ogni volta che nevica, o che alla tv passa una pubblicità dell'AVON, se quando vai dal parrucchiere, o porti a tosare il tuo cane, quando ti capita di vedere un materasso ad acqua o un cespuglio accuratamente potato pensi a lui:

non ti devi spaventare, è l'effetto che questo film ha sulla gente che lo guarda. E in fondo questa, più che una recensione, è una dichiarazione d'amore!

Eccola lista dei blog che si sono uniti ai festeggiamenti! Tanti auguri Johnny, avercene di attori (gnocchi e) bravi come te!

50/50 Thriller
Bette Davis Eyes
Bollalmanacco di cinema
Combinazione casuale
Director's cult
Era meglio il libro
Il Cinema spiccio
In central perk
Montecristo
Movies Maniac
Pensieri Cannibali
Recensioni ribelli
Scrivenny
The Obsidian Mirror
Triccotraccofobia
Viaggiando (meno)
White Russian Cinema
Criticissimamente

E se non ne avete avuto ancora abbastanza, vi linko qui altri post in cui ho recensito film con Johnny:
Alice in Wonderland
Il coraggioso
Don Jan De Marco - Maestro d'Amore


domenica 26 maggio 2013

HELENA BONHAM CARTER DAY - ALICE IN WONDERLAND



Tutti noi conosciamo bene Alice e la sua avventura nel paese delle Meraviglie. Abbiamo riso del Bianconiglio. Abbiamo pianto per le povere ostrichette.
In questo film viene raccontato il ritorno di Alice nel fantastico mondo di Lewis Carrol. Alice non si ricorda del sogno fatto tanti anni prima e gli abitanti non riconoscono in lei la moltezza che aveva all'epoca, caratteristica ahimé offuscata dalla maturità che arriva alla fine dell'infanzia. Questo è un bel problema perchè il regno è in balia della terribile Regina Rossa, che tieni tutti sotto il suo controllo grazie al Ciciarampa: una specie di drago. Solo la vera Alice, quella con la moltezza, può riuscire ad uccidere la bestia. Ecco come il film diventa il percorso di Alice per ritrovare la vera se stessa, non la dama beneducata priva di fantasia che tutti vogliono farla diventare. Molti amici di Sottomondo la aiuteranno: il Cappellaio Matto (cucchiaio), la Regina Bianca, il Brucaliffo, ecc.; un melting pot di tipi strambi, eccezionalmente folli.






















Per i fan di Tim Burton, questa versione di Alice è stata un fiasco. Per me no. Quindi colgo la fava al balzo coi due piccioni per:
1 - difendere questo film ingiustamente massacrato dai più!
2 - celebrare degnamente (spero) Helena Bonham Carter - alias Mrs Burton.

Lo so, lo so. Se pensiamo a Tim ci aspettiamo sempre grandi cose, dopotutto Edward Mani di Forbice, Batman, Beetlejuice, Ed Wood, Il Misterodi Sleepy Hollow sono tutte sue creature. Il fatto è che qui, secondo il mio modesto parere, la produzione richiedeva un determinato prodotto. La sceneggiatura è di Linda Woolverton (La Bella e la Bestia, Il Re Leone), la casa di distribuzione è la Disney, il pubblico a cui ci si indirizza è decisamente molto giovane. Tenendo ben presente queste premesse, io ho visto Alice in Wonderland come un modo per introdurre i piccoli alla commedia nera, lasciando la parte che spetta loro: quella dalla favola, dell'eroina che sconfigge il male, della fantasia di un mondo che può essere spensierato.
I personaggi sono approfonditi, non si può negarlo. La storia del cappellaio (e che cappellaio! In questa sede mi tratterrò dall'osannare Johnny e la cosa mi costa molta fatica!) è forse la più intensa e il rapporto che si crea con Alice riesce ad arrivare benissimo allo spettatore - a me ha fatto tanta tenerezza (certo non ai livelli di Edward, ma ehi di Edward ce n'è e ce ne sarà sempre uno solo)!
Se devo essere sincera c'è un ingrediente che non mi è piaciuto: la Regina Bianca. Sarà che Anne Hathway non mi è sembrata molto adatta alla parte, o forse mancava un espediente di spinta; ma a parte questo, ho trovato il film degno di essere visto.

Veniamo al parte succosa di oggi: la celebrazione del pezzo d'artista che è Helena Bonham Carter!

File:Helena Bonham Carter (Berlin Film Festival 2011) 3 cropped.jpg
Il panorama cinematografico è pieno di attrici che potremmo definire belle e brave, talentuose e graziose, aggraziate e dotate. Perché oggi proprio Helena Bonham Carter si è guadagnata il diritto di essere festeggiata? Perché lei spicca tra tutte per la sua vena malefica, la sua aurea maledetta, la sua aria bohemien. Se fosse vissuta due secoli fa sarebbe stata la compagna perfetta di Baudelaire, essendo invece classe 1966, è l'anima gemella di Tim Burton, una coppia in cui ognuno sembra nato dalla costola dell'altro.
Figlia di un banchiere e di una psicoterapeuta, Helena sembra il miscuglio perfetto di genio e follia, non per niente i ruoli in cui ha dato il meglio di sé sono i più inusuali: come in Big Fish, Harry Potter, Sweeney Todd e Alice in Wonderland.
Restando su Alice, potremmo definire la sua Regina come una cattiva forte che, come spesso accade, porta una maschera per non mostrare la sua debolezza. Il percorso del personaggio è quasi un rimpicciolimento, come quelli che subisce Alice dopo aver mangiato il fungo. Se all'inizio abbiamo una regina temuta e potente, sicura di sé; alla fine ci ritroviamo uno scricciolo che di grande ha solo la testa. La regressione caratteriale va di pari passo con quella scenografica. Basta pensare al contrasto tra la scena iniziale del trono, quando la regina usa il maialino come poggia piedi, e poi alla scena finale sul campo di battaglia; la regina sembra la più minuta tra tutti i personaggi.
Bene, dopo tutta questa serie di complimentoni non ci resta che augurare buon compleanno alla nostra cara Helena, aspettando di vederla presto in The Lone Ranger.
Come di rito, vi lascio i link degli altri blogger che si sono uniti ai festeggiamenti! Prossimo appuntamento: Clint Eastwood Day, il 31 maggio. Chissà a chi toccherà in giugno!


Il Bollalmanacco di Cinema - Grandi Speranze In Central Perk - La Dea dell'Amore La Fabbrica dei Sogni - La Fabbrica di Cioccolato Montecristo - Novocaine Movies Maniac - Alice in Wonderland Scrivenny - Il Discorso del Re The Obsidian Mirror - Sweeney Todd Triccotraccofobia - Frankenstein di Mary Shelley White Russian Cinema - Fight Club


venerdì 26 ottobre 2012

IL CORAGGIOSO - l'ultima apparizione di Marlon Brando

Grazie al mio sentitissimo obiettivo di vedere tutta la filmografia di Johnny Depp, mi sono imbattuta da poco ne "Il Coraggioso" che, tra l'altro, è stato il primo film diretto da Depp.
Il film è del 1997 e la storia è tratta da un romanzo del 1991 di Gregory McDonald. Raphael (Depp) è un indiano che vive con sua moglie e i due figli in una baraccopoli costruita ll'interno di una discarica. Il suo passato è segnato da vari reati e periodi di reclusione. La famiglia è allo sfascio. A peggiorare la situazione, arriva la notizia che l'intero villaggio verrà presto distrutto, poiché il terreno su cui sorge è stato acquistato da una grande società. E' proprio per dare un futuro alla sua famiglia, che Raphael accetta di venire pagato per essere torturato e ucciso. Una parte del denaro gli viene consegnata in anticipo, userà quella cifra per riportare una sorta di equilibrio nei rapporti con la moglie e i figli, cercando di renderli felici e di lasciare un buon ricordo di sé, nella sua ultima settimana di vita.

Ho vissuto tutto il film con un senso di tristezza e angoscia, quella che Depp riesce a comunicare perfettamente col suo sguardo magnetico, che lo rende tanto caro a Burton (e anche a me). Ha sbagliato in passato, ma ama moltissimo la sua famiglia e il modo in cui la fissa in disparte, sopra la collina, commuove veramente.
La sua ultima confessione, prima di andare al massacro, è paradossale: ammette le sue intenzioni davanti ad un prete si aspetta che questi non solo lo capisca, ma lo aiuti. E' assurdo, però dà l'idea di quanto fosse convinto del suo gesto. Come dice Raphael stesso quando viene accusato, lui non sta vendendo la sua anima, ma il suo corpo, per salvare la sua famiglia.

Dedico le ultime righe a quel mito di nome Marlon Brando. Attore incredibile che non ha MAI preso lezioni di recitazione e che è stato travolto da una fama che non è stato in grado di gestire o che, forse, l'ha investito sconvolgendo completamente la sua vita e portandolo alla vita di eccessi che tutti sappiamo. Se è vero che dove c'è il genio, c'è anche la follia, Brando ne è un esempio perfetto.
Questo è il l'ultimo film in cui lo vedremo apparire; e quale parte accetta? La parte di un uomo che sta morendo e che paga altri uomini per vederli morire, adepto di un credo agghiacciante. E' convinto che vedere uomini morire dopo atroci torture, vedere la morte che prende altri coraggiosi, avvicinarsi così tanto e così spesso alla morte stessa attraverso i trapassi di uomini disperati che scendono a patti con lui, lo aiuterà a vivere più serenamente la sua fine, arrivando addirittura a non temere più la falce che è sempre più vicina alla sua testa.
Depp è stato molto vicino a Brando e questi l'ha addirittura indicato come attore di riferimento per le nuove generazioni, quasi come un passaggio del testimone.

mercoledì 17 ottobre 2012

DON JUAN DE MARCO - MAESTRO D'AMORE Johnny ha sempre tanto da insegnare

Nel "lontano" 1995 due maestri come Johnny Depp e Marlon Brando hanno recitato per la prima volta insieme in un film che è letteralmente schizzato all'apice delle mie preferenze cinematografiche. Quando ho tempo e voglio guardarmi un film da pelle d'oca scelgo questo.
Per principio mi sono trovata la lista di tutti i film con Depp perchè, essendo il mio attore preferito, volevo vedermeli tutti. E fu così, che da una VHS registrata da Italia7Gold, rimasi affascinata dalla poesia che sta dietro a questo capolavoro.
Un giovane 21enne vestito da Zorro tenta il suicidio. E' don Juan de Marco (Depp), dice di non poter più vivere perchè l'unica donna della quale è innamorato, lo rifiuta. Qui entra in gioco il dott. Mickler (Brando), alias Don Octavio de Flores, che tenta di guarire questo giovane schizofrenico in 10 giorni, giusto il tempo che gli resta prima di andare in pensione. Da qui parte il racconto della vita di Don Juan e delle sue molte conquiste. Verità o illusione? Il ragazzo è veramente malato o la sua maschera significa qualcosa di più? Chi sarà il vero malato?
Accidenti, scrivendone, mi è venuta nostalgia e voglia di guardarlo! Ecco un estratto..