La trama arriva dall'omonimo romanzo di D'Avenia, un best seller che ha avvicinato il tema della leucemia ai giovani. Si, ci sono già molti film che ne parlano, ma qui devo ammettere la tragedia ci tocca molto più rispetto a La Custode Di Mia Sorella, A Time For Dancing, Nemiche Amiche.. Sarà perché vediamo i nostri licei, le nostre città; o perché ormai sentiamo sempre più storie di giovani che vengono colpiti da questa terribile malattia. Qui è Beatrice, una ragazza di 17 anni che si trova a dover affrontare il terribile male. Noi viviamo la vicenda attraverso gli occhi di Leo, innamorato di lei pur non conoscendola affatto, che la aiuterà moltissimo durante tutto il periodo della cura. Leo all'inizio è un ragazzo senza l'ombra di un pensiero, sbadato, quasi superficiale; alla fine del film lo ritroviamo cresciuto, maturato, consapevole e quasi saggio. Quindi direi che la trama è buona, anzi ottima.
Ora veniamo ai punti dolenti della faccenda. Se la trama ha dei buoni presupposti, cast e resa finale rovinano quello che poteva essere un gran bel film.
La recitazione italiana è fin troppo teatrale e finta come sempre.. Io mi chiedo: ma se abbiamo dei doppiatori così bravi, com'è possibile che gli attori a disposizione siano così scarsi? Mah. Scicchitano (Leo) mi era piaciuto in Scialla e ne Un Giorno Speciale, qui proprio no. Le co-protagoniste che se lo contendono non escono meglio di lui. Una nota positiva per Argentero (gli hanno affibbiato una parte un po' fasulla, ma lui recita indubbiamente bene), Insinna (tragi-comico al punto giusto) e Cecilia Dazzi, che hanno alzato il livello generale, nei loro brevi momenti di apparizione.
La fotografia è banale, gli spunti per osare c'erano, ma non sono stati colti; anzi a volte sono stati sprecati, ad esempio quando Leo guarda Beatrice in metropolitana: il gioco degli scatti permetteva di sbizzarrirsi coi contrasti, e invece niente. Sulla colonna sonora non voglio dire niente, se non TROPPI Modà. Anche se prima ti piacciono, esci dalla sala che piuttosto di risentire il ritornello "non morireeeeeeeeee" o "volareeeeeeeeee" ti faresti stendere da una camion molto grosso.
Tirando le somme posso solo dire che per rendere il prodotto commerciale, adolescenziale a livello iperglicemico, "mocciano", piacione e ammiccante, si è finiti col deturpare una storia che si meritava scelte migliori, si meritava di essere trattata seriamente, senza banalizzazioni o escamotage da botteghino. I giovani sarebbero venuti lo stesso (spero) e avrebbero visto un film di livello superiore (siamo già al minimo qui..)