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martedì 16 aprile 2013

BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE - Il solito problema del cinema italiano

Locandina Bianca come il latte, rossa come il sanguePer chi come me ama il cinema, è sempre difficile recensire prodotti come Bianca Coma Il Latte Rossa Come Il Sangue. Il fatto è che il cinema italiano si presenta come un prodotto "ambiguo" a volte. Mi spiego meglio: confezionare un buon film è difficile e per l'analisi mi baso su trama, cast, resa finale (montaggio, regia, fotografia, ecc..).
La trama arriva dall'omonimo romanzo di D'Avenia, un best seller che ha avvicinato il tema della leucemia ai giovani. Si, ci sono già molti film che ne parlano, ma qui devo ammettere la tragedia ci tocca molto più rispetto a La Custode Di Mia Sorella, A Time For Dancing,  Nemiche Amiche.. Sarà perché vediamo i nostri licei, le nostre città; o perché ormai sentiamo sempre più storie di giovani che vengono colpiti da questa terribile malattia. Qui è Beatrice, una ragazza di 17 anni che si trova a dover affrontare il terribile male. Noi viviamo la vicenda attraverso gli occhi di Leo, innamorato di lei pur non conoscendola affatto, che la aiuterà moltissimo durante tutto il periodo della cura. Leo all'inizio è un ragazzo senza l'ombra di un pensiero, sbadato, quasi superficiale; alla fine del film lo ritroviamo cresciuto, maturato, consapevole e quasi saggio. Quindi direi che la trama è buona, anzi ottima.
Ora veniamo ai punti dolenti della faccenda. Se la trama ha dei buoni presupposti, cast e resa finale rovinano quello che poteva essere un gran bel film.
La recitazione italiana è fin troppo teatrale e finta come sempre.. Io mi chiedo: ma se abbiamo dei doppiatori così bravi, com'è possibile che gli attori a disposizione siano così scarsi? Mah. Scicchitano (Leo) mi era piaciuto in Scialla e ne Un Giorno Speciale, qui proprio no. Le co-protagoniste che se lo contendono non escono meglio di lui. Una nota positiva per Argentero (gli hanno affibbiato una parte un po' fasulla, ma lui recita indubbiamente bene), Insinna (tragi-comico al punto giusto) e Cecilia Dazzi, che hanno alzato il livello generale, nei loro brevi momenti di apparizione.
La fotografia è banale, gli spunti per osare c'erano, ma non sono stati colti; anzi a volte sono stati sprecati, ad esempio quando Leo guarda Beatrice in metropolitana: il gioco degli scatti permetteva di sbizzarrirsi coi contrasti, e invece niente. Sulla colonna sonora non voglio dire niente, se non TROPPI Modà. Anche se prima ti piacciono, esci dalla sala che piuttosto di risentire il ritornello "non morireeeeeeeeee" o "volareeeeeeeeee" ti faresti stendere da una camion molto grosso.
Tirando le somme posso solo dire che per rendere il prodotto commerciale, adolescenziale a livello iperglicemico, "mocciano", piacione e ammiccante, si è finiti col deturpare una storia che si meritava scelte migliori, si meritava di essere trattata seriamente, senza banalizzazioni o escamotage da botteghino. I giovani sarebbero venuti lo stesso (spero) e avrebbero visto un film di livello superiore (siamo già al minimo qui..)

mercoledì 6 febbraio 2013

E' STATO IL FIGLIO - il cine-teatro

Siamo a Palermo, anni 70. La famiglia Ciraulo arranca per sopravvivere. Il capofamiglia Nicola (Servillo) si arrabatta al cantiere navale per mantenere tutta la sua famiglia: i suoi anziani genitori, la moglie e i due figli. Un giorno, la figlia più piccola, Serenella, viene uccisa per errore, durante un regolamento di conti tra mafiosi. La famiglia è distrutta, ma viene a sapere che esiste una legge grazie alla quale le famiglie che hanno subito delle perdite a causa della mafia, possono richiedere un risarcimento. Questa sarà la scintilla che innescherà una miccia pericolosissima. I Ciraulo cominceranno gli incartamenti per chiedere il risarcimento e, con la PROMESSA di una cifra astronomica, inizianoa spendere, indebitandosi perfino con un usuraio. E quando finalmente il tanto agognato denaro arriva, Nicola decide di spenderlo per acquistare non una casa, non una cucina, non dei loculi al cimitero o una qualsiasi altra cosa che migliori la situazione della famiglia, che vive nel degrado, ma bensì per acquistare una Mercedes. L'auto che diventerà il simbolo della loro rivincita, ma anche della loro stupidità e, infine, della loro rovina.
Quest'opera raccoglie in sé molti aspetti insoliti e positivi, che la rendono piacevole, godibile e che la impreziosiscono agli occhi dello spettatore.
Il dialetto siciliano innanzitutto, con tutte le sue sfumature e modi di dire. I primi minuti servono per ambientarsi, almeno per noi che non siamo pratici di siciliano, grazie anche all'aiuto di qualche sottotitolo!
La carica drammatica ed espressiva degli attori, Servillo e la Quattocchi spiccano tra gli altri. Sono figure che hanno del grottesco, con questi visi scuri e dai tratti accentuati, ma che rientrano perfettamente nello stile del film.
Il ritmo narrativo vivace e la fotografia audace. Da notare la scelta del silenzio o del rumore di copertura nelle scene di maggiore tensione, come quando muore Serenella o quando discutono i dettagli del prestito con lo strozzino. E' uno scenario quasi surreale, di isolamento, di abbandono.
E' un continuo scendere verso la rovina. La famiglia vorrebbe uscire dalla situazione infame in cui vive, vorrebbe salire ad un livello più alto e migliorare la propria vita, ma come ne I Malavoglia, è intrappolata nella sua realtà. Più si sforza di riscattarsi, più precipiterà verso il basso.
Questo è il cinema italiano che ci piace vedere, un cinema che sa dare qualcosa di qualità, di originalmente rivisto, di verace, con lo spirito teatrale che solo il Bel Paese ha. Dove non si deve avere paura di esagerare con l'espressività perché qui è lecita.

martedì 22 gennaio 2013

LA MIGLIORE OFFERTA - Italy's got talent

Locandina La migliore offertaCosa succede se un maestro del Cinema italiano si insinua nel mondo dell'arte, avendo a disposizione un cast internazionale? Ne esce un vero e proprio capolavoro..
Virgil Oldman (già il nome ci suggerisce molto del suo personaggio) è un esperto di opere d'arte, uno dei migliori nel suo campo, richiesto in tutto il mondo come battitore d'aste. E' un uomo molto severo, preciso, controllato. Porta sempre dei guanti, per una sua mania d'igiene. Coltiva una passione per i ritratti di donne (sulle tele ne ha molte, ma nella vita reale nessuna) e da anni imbroglia gli avventori della sua casa d'aste, pur di riuscire ad accaparrarsene. Un giorno la sua routine viene sconvolta da Claire, una giovane ragazza affetta da una malattia, che vuole vendere i beni di famiglia.
Ci sono molti aspetti che affascinano in questo film. Cercherò di essere breve.
Il protagonista innanzitutto. E' un personaggio veramente complesso, atipico, affascinante non tanto per l'aspetto, quanto per la sua interiorità. All'apparenza è un uomo forte, sicuro di sè, ma in realtà è fragile, diffidente, solo. La sua casa sembra un mausoleo, è enorme ma non vi invita mai nessuno. Riconosce a colpo d'occhio un falso, ma nei rapporti umani è una frana.
L'ambiente in cui la trama si dipana è anch'esso ricco di fascino. Il mondo delle aste, dove un bene apparentemente comune può arrivare ad avere un valore altissimo, dove tu puoi fare un'offerta, ma non puoi sapere se sarà la migliore. Nella carrellata della collezione privata di Virgil riconosciamo molte correnti e molti autori famosi, anche un occhio poco esperto ne rimane colpito.
L'espediente dell'automa di Vaucanson impreziosisce ancora di più la narrazione, il suo meccanismo complesso riflette la lunga serie di ingranaggi che compongono la storia. Il ri-assemblaggio dell'automa  seguirà la ri-costruzione della storia e, solo alla fine, entrambi verranno svelati allo spettatore.
La narrazione in sé è arte, dalla fotografia, alle musiche, i silenzi, le angolazioni. Si ha l'impressione di assistere ad un opera perfetta. Non oso immaginare il budget messo a disposizione per realizzare questo film, ma ammiro il risultato compiaciuta.

giovedì 13 dicembre 2012

IL ROSSO E IL BLU - l'eterno gap tra studenti ed insegnanti



Le storie di tre figure ci fanno vedere tre approcci diversi al rapporto insegnante-studenti in un liceo romano.
Abbiamo la preside Giuliana che si assicura che tutto sia il più possibile in ordine, consono ed efficiente, anche se in alcune aule mancano addirittura le sedie..
Poi c'è il prof. Prezioso, supplente di lettere che si sente appunto prezioso per le giovani mente che tenta di istruire. Vuole costruire una rapporto con loro, ESSERE uno di loro, ma i suoi sforzi sembrano condurlo inevitabilmente ad un vicolo cieco.
In fine troviamo il prof. Fiorito (o meglio sfiorito), che ha ormai perso ogni speranza di interessare i suoi studenti. Sa che non hanno speranze e fa continuamente un battute pungenti su questo.
Ci siamo mai sentiti capiti dai nostri prof.? I prof hanno mai capito fino in fondo i loro studenti? Anche se qualcuno, negli anni, può essersi illuso che questo gli sia capitato, la risposta ad entrambe queste domande è no. Questo film parla proprio di questo. I giovani e i loro educatori si muovono su binari paralleli, parlano lingue diverse. E' frustrante, per chi li osserva dalla cattedra, rendersene conto. Nonostante questo, i tre adulti che governano la scena, non perdono mai completamente la speranza e questo, in fondo, lascia credere anche a noi che questo possa essere possibile, perché il rosso e il blu, alla fine, sono le due estremità della stessa matita..

venerdì 21 settembre 2012

NUOVO CINEMA PARADISO

Scrivere un post su questo capolavoro è sicuramente difficile. Se un film ti delude non hai nessun problema a sparare a zero su regista, attori e il resto della troupe. Ma se un film tocca i tasti giusti, così giusti da vincere l'Oscar come miglior film straniero, allora parlarne diventa complicato.
Innanzitutto partirei dicendo che tutti dovrebbero vederlo almeno una volta. Mostra molti retroscena che, per gli amanti del cinema, vale la pena vedere. La cabina, l'uso del caro vecchio proiettore, le pellicole che vengono "montate", sono tutte dinamiche vere, che valgono ancora oggi (fino all'anno scorso la maggior parte delle sale non aveva ancora adottato il digitale). Se poi lavori in un piccolo cinema di paese, che da sempre lotta per sopravvivere alle multisale e ai multiplex, allora ti sembra che il film parli anche un po' di te.
Il rapporto tra Totò e il cine-operatore Alfredo, le vicende del cinema, il paese, i comportamenti dei paesani durante le proiezioni, ma soprattutto l'amore assoluto e incondizionato di Totò per il cinema hanno fatto meritare a "Nuovo cinema Paradiso" un posto di prim'ordine nella storia del cinema italiano e non solo.
Che dire: guardatelo, guardatelo e riguardatelo ancora!