domenica 9 giugno 2013

JOHNNY DEPP DAY - EDWARD MANI DI FORBICE




Più e più volte nel corso di questo mio primo anno da blogger ho iniziato un post su Edward Mani di Forbice, ma poi mi veniva sempre un'incredibile ansia da prestazione e abbandonavo sistematicamente il progetto. Oggi faccio il salto, non scriverò un post, ma IL POST. Questa premessa è per scusarmi anticipatamente se ogni tanto trasparirà una leggera devozione per il film in questione. (Ah, già sono in panico!)

Siamo in una città qualsiasi, un luogo senza nessuna identità che potrebbe essere ovunque o da nessuna parte. La monotonia regna sovrana, le case sono tutte uguali, il perbenismo e l'ipocrisia sono i principali valori. Qui vivono Pegg (Dianne Weist) e la sua famiglia. A differenza di tutte le altre mogli della zona (che non hanno un beneamato - ehm - niente da fare se non spettegolare), Pegg ha una specie di lavoro, fa la rappresentante AVON. Un giorno in cui il giro promozionale stava andando particolarmente male, Pegg decide di tentare una visita al castello sulla collina, un luogo sinistro in cui nessuno si recava mai. Lì trova niente popò di meno che Edward, un ragazzo con le forbici al posto delle mani, che vive lì tutto solo.

Spinta dal suo buon cuore, Pegg decide di portare il ragazzo a casa con sè. Ecco il fatto che romperà gli equilibri in città. La novità che porterà un po' d'aria fresca a quelle racchie rinsecchite.
All'inizio Edward è una specie di fenomeno da baraccone, nel senso meno offensivo della parola. Lo trattano un po' come una giostra. Si fanno potare i cespugli, tosare i cani, tagliare i capelli. La sua diversità è una moda.
Poi arrivano le complicazioni. Edward si innamora di Kim (Winona Ryder), la figlia di Pegg, e per lei si lascerà convincere a forzare la serratura della casa del suo ragazzo. Edward viene arrestato e da qui parte la discesa, o forse sarebbe meglio dire la salita, che lo riporterà alla vita solitaria dell'inizio. Tutti gli volteranno le spalle, tutti lo scherniranno. Tutti tranne Pegg e la sua famiglia, gli unici ad aver capito la sua vera natura.

Questa favola gotica è stata concepita dal maestro Tim Burton, ma per lui non è stato un semplice racconto, ma la trasposizione della situazione di disagio che per tanti anno lo ha accompagnato. E' il progetto per antonomasia che è riuscito a portare a termine. Il lavoro pianificato da sempre.
Perché questo film è così speciale? Ci sono molti elementi che me lo hanno fatto amare da subito (oltre al protagonista che oggi è anche il festeggiato). Innanzitutto in Edward c'è una dose massiccia di bontà. Tutti i suoi gesti sono rivolti ad aiutare le persone, a farle felici, senza pensare alle conseguenze, con quell'ingenuità tipica dei bambini, che fa tanta tenerezza.

Proprio perché riconosciamo in lui uno spirito puro, la rabbia ci sale ancora di più quando vediamo la stoltezza dei paesani. La loro superficialità sarebbe in grado di rovinare qualsiasi cosa. Prima sfruttano l'ingenuità di Edward e poi lo trattano come il peggiore dei delinquenti. Sembra di assistere a uno di quei fenomeni mediatici che in Italia ormai sono più caratteristici di pasta e pizza. Edward non se lo merita.

Il personaggio di Edward è magistralmente reso dall'oggi cinquantenne John Christopher Depp II, scelto all'epoca da Tim Burton per l'espressività del suo sguardo. E noi gli diamo assolutamente ragione: Edward non parla molto, ma i suoi sguardi valgono davvero più di mille parole.

Nel corso della storia affiorano alla mente di Edward i ricordi di suo padre, l'inventore, un incrocio tra Geppetto e Frankenstein che è morto prima di poter finire la sua creatura. Un uomo che ha voluto così tanto bene a questo figlio e che era tutto per lui. Piano piano capiamo i motivi per cui Edward è quello che è; e proviamo per lui ancora più simpatia. Le mani rotte sul pavimento sono il simbolo del fallimento a cui nessuno potrà mai porre rimedio e che condannerà per sempre il povero Edward.

Sfido chiunque a non commuoversi guardando questo film. Il pensiero che mi torna in mente ogni volta che lo guardo è: ma perché ad Edward non è destinato neanche un briciolo di felicità? E lì le lacrime scendono copiose. Questa non è una favola natalizia, è uno specchio fedele della nostra società, tanto reale negli anni 90, come oggi purtroppo.

QUINDI

Se in una parete di casa trovi questo:
Se alla parete del tuo luogo di lavoro trovi questo:

Se tra i DVD della tua videoteca trovi questo (tua madre ti cancellò la VHS perchè era stufa di vederti piangere):

Se ogni volta che nevica, o che alla tv passa una pubblicità dell'AVON, se quando vai dal parrucchiere, o porti a tosare il tuo cane, quando ti capita di vedere un materasso ad acqua o un cespuglio accuratamente potato pensi a lui:

non ti devi spaventare, è l'effetto che questo film ha sulla gente che lo guarda. E in fondo questa, più che una recensione, è una dichiarazione d'amore!

Eccola lista dei blog che si sono uniti ai festeggiamenti! Tanti auguri Johnny, avercene di attori (gnocchi e) bravi come te!

50/50 Thriller
Bette Davis Eyes
Bollalmanacco di cinema
Combinazione casuale
Director's cult
Era meglio il libro
Il Cinema spiccio
In central perk
Montecristo
Movies Maniac
Pensieri Cannibali
Recensioni ribelli
Scrivenny
The Obsidian Mirror
Triccotraccofobia
Viaggiando (meno)
White Russian Cinema
Criticissimamente

E se non ne avete avuto ancora abbastanza, vi linko qui altri post in cui ho recensito film con Johnny:
Alice in Wonderland
Il coraggioso
Don Jan De Marco - Maestro d'Amore


mercoledì 5 giugno 2013

IL GRANDE GATSBY (2013) - Un grande film



"Sorrise con aria comprensiva, molto più che comprensiva. Era uno di quei sorrisi rari, dotati di un eterno incoraggiamento, che si incontrano quattro o cinque volte nella vita. Affrontava – o pareva affrontare – l'intero eterno mondo per un attimo, e poi si concentrava sulla persona a cui era rivolto con un pregiudizio irresistibile a suo favore. La capiva esattamente fin dove voleva essere capita, credeva in lei come a lei sarebbe piaciuto credere in se stessa, e la assicurava di aver ricevuto da lei esattamente l'impressione che sperava di produrre nelle condizioni migliori. Esattamente a questo punto svaniva, e io mi trovavo di fronte a un giovane elegante che aveva superato da poco la trentina e la cui ricercatezza nel parlare rasentava l'assurdo." 
Questa frase del libro di Fitzgerald, che descrive il primo incontro tra Nick Carraway e Jay Gatsby, rende perfettamente l'dea di chi sia questo complesso personaggio. La sua vita è avvolta nel mistero, tra leggende metropolitane e insinuazioni, il Sig. Gatsby non si svela a nessuno. Dà feste sfarzose dove chiunque può entrare senza invito e quasi nessuno dei suoi ospiti lo conosce. Guadagna soldi che non si sa da dove arrivino. Non ha radici, non ha famiglia. Chi è Jay Gatsby? E perché fa tutto questo? Le domande aleggiano tra i personaggi che intuiscono mezze verità, senza mai arrivare ad una risposta.


Jay Gatsby ha un piano ben preciso, ed è disposto a fare qualsiasi cosa per portarlo a compimento. E' un piano puro: ricongiungersi con l'amata Daisy e vivere per sempre con lei. La sua grande immaginazione, la sua speranza intramontabile, il suo incorruttibile sogno: lo spettatore viene trasportato nel mondo di Gatsby. 
Come cullati dai suoi sguardi rassicuranti non vogliamo che si tolga la maschera. Solo il cugino di Daisy, Nick, si avvicinerà a Gatsby come nessun altro riuscirà a fare. Lo ascolterà, rapito dal suo modo di vedere le cose e dal suo ottimismo contagioso. Nick vedrà entrambi i lati della medaglia e non avrà dubbi su Gatsby. Neanche quando le carte verranno finalmente scoperte la sua opinione su Jay cambierà, perché aveva visto l'uomo dietro la leggenda e ne aveva compreso il valore.
Peccato solo che "gli altri siano tutti marci", opportunisti ed egoisti. E questo, ad un certo punto, avrà le peggiori conseguenze.

Solo un visionario come Baz Luhrmann poteva riuscire a rendere così maestoso questo film. Lo stile sfarzoso, dorato e sognante è una presenza importantissima, quasi più degli attori stessi. Per non parlare della colonna sonora che scandisce perfettamente ogni scena. Musiche che sarebbe limitativo definire un mash-up, evoluzioni su evoluzioni, generi che si fondono per creare qualcosa che va oltre la modernità. 
Un Leonardo DiCaprio che domina le scene e toglie il fiato, così perfettamente calato in un personaggio irraggiungibile, rintanato sulla sua torre a scrutare il mondo, sperando e sperando ancora di poter rivivere il passato.


Grandi professionisti all'opera ci regalano Grandi perle, e i nostri occhi si fanno Grandi per ammirarle.


martedì 4 giugno 2013

IL PESCATORE DI SOGNI - Vattelapesca nello Yemen!



Può un film avere una trama tanto assurda e una profondità altrettanto grande?! La risposta è ovviamente SI, perché i film possono tutto! Così, quando si inizia a vedere Il Pescatore Di Sogni e si scopre che il topic è l'introduzione della pesca al salmone nello Yemen, restiamo leggermente di stucco: è impossibile riuscire in una simile impresa.
Questa sorta di barzelletta potrebbe finire in una bolla se non fosse che il governo britannico decide di sfruttare lo spirito pacifico e naturalistico della faccenda per riequilibrare l'opinione pubblica, dopo un la distruzione di una moschea. I soggetti interessati sono:
- lo sceicco che ha una grande passione per la pesca e che la vuole introdurre nel suo paese;
- Harriet Chetwode-Talbot, una splendida Emily Blunt che cura gli interessi dello sceicco;
- Alfred Jones, uno scienziato con una vena autistica interpretato da Ewan McGregor.
Questo trio metterà anima e corpo nell'impresa, in un viaggio che coinvolgerà amore, fede e grandi ideali. Riuscire a portare i salmoni nello Yemen diventerà un simbolo delle cause impossibili, una metafora che coinvolgerà le vite private dei due inglesi così diversi, come lo Yemen e la Scozia.
Un film che riesce a toccare le giuste corde, carico di contrasti e interpretato da un cast eccezionale. Ecco perché chiunque ne resterà affascinato.

venerdì 31 maggio 2013

CLINT EASTWOOD DAY - GRAN TORINO



Abbiamo appena digerito la torta di compleanno di Helena Bonham Carter e siamo già qui ad abbuffarci di film di Clint Eastwood. Di molte persone si dice che abbiano fatto o facciano tutt'ora la storia del cinema, quest'uomo si merita di essere tra quelle. Alla veneranda età di 83 anni vanta una filmografia chilometrica, 5 Oscar, innumerevoli altri riconoscimenti e tanto affetto da tutto il suo pubblico.


Il film che ho scelto per celebrarlo lo vede sia davanti che dietro la macchina da presa. In Gran Torino interpreta la parte di Walt Kowalsky, un burbero polacco, da poco rimasto vedovo e per di più razzista. La sua vita ci appare da subito molto triste, e i colori sbiaditi della pellicola non fanno che esaltare questa sensazione. Abbandonato dalla sua famiglia, che lo vede solo come un peso morto ormai, il Sig. Kowalsky troverà nuova linfa vitale nel rapporto con Thao e la sua famiglia Hmong.
Era un rapporto che il Sig. Walz non cercava e all'inizio cerca addirittura di respingere l'affetto e la gratitudine che la famiglia gli dimostra. Solo col passare del tempo comprende i valori della loro cultura e il grande senso  di onestà che li contraddistingue. Scoprirà di avere più cose in comune con questi immigrati che con la sua famiglia anagrafica. Prenderà Thao sotto la sua la protettiva e sarà disposto a tutto pur di difendere e aiutare lui e sua sorella a liberarsi dalle ingiustizie che li affliggono.

Dev'essere stato difficile per Clint rimettersi al lavoro dopo Million Dollar Baby. La paura di non replicare il successo di un capolavoro..... Ma che sto dicendo?!? CLINT NON SA COSA SIA LA PAURA! Lui sì che è un uomo tutto d'un pezzo. Un vero duro. Lui sa sempre cosa fare. Lui ha sempre la risposta pronta. A lui si sono ispirate frotte di attori. I suoi personaggi sono passati alla storia, quella importante! E anche Gran Torino rientra tra i suoi successi. Ricordo ancora la prima volta che l'ho visto, il senso di  rabbia nel vedere gang e bullismo dilagare nei quartieri popolari, la commozione finale. Perchè il film arriva, non c'è niente da fare. Clint ha la chiave per arrivare allo spettatore e muove sapientemente gli attori come pedine.Una nota di merito al figlio di Clint, Kyle Eastwood, che ci piazza sempre canzoni azzeccatissime!

Il personaggio di Walt Kowalsky è complesso. Porta una corazza che si inspessita negli anni. La guerra del Vietnam gli ha dato una prospettiva diversa su come affrontare le difficoltà della vita. Il Sig. Kowalsky sembra vivere dentro un guscio speciale, una bolle con le spine. Neanche Dio riesce a raggiungerlo. Noi non possiamo capire i suoi gesti perchè sono dettati da una morale che non ha niente a che vedere con le leggi dello stato, nè tanto meno con le leggi divine. Se all'inizio ci sembra una persona irrazionale, poi piano piano capiamo che le sue regole sono il suo personale modo di sopravvivere, in un mondo che lui vede come ostile, un campo minato, un campo di battaglia. Grande sarà la sua astuzia alla fine, compirà un gesto di grande coraggio, l'ultimo gesto che regolerà i conti, una volta per tutte. E noi non possiamo fare altro che finire con l'ammirarlo!



Ringraziando Pio per aver creato un banner e un video così fantastici e, come dire, nel giusto mood; vi lascio i link agli altri blog che si sono uniti ai festeggiamenti!
Tanti auguri caro vecchio Clint!


50/50 Thriller - Fino a prova contraria
500 film insieme - I ponti di Madison County
Bette Davis Eyes - J. Edgar
Bollalmanacco di cinema - Mezzanotte nel giardino del bene e del male
Combinazione Casuale - Per un pugno di dollari
Director's cult - Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo
Era meglio il libro - Assassinio sull'Eiger
Ho voglia di cinema - Mystic River
Il cinema spiccio - La recluta
In central perk - Invictus
La Fabbrica dei sogni - Million dollar baby
Montecristo - Cacciatore bianco cuore nero
Movies Maniac - Gran Torino
Pensieri Cannibali - Changeling
Scrivenny - Gli spietati
Triccotraccofobia - Un mondo perfetto
Viaggiando (meno) - Fuga da Alcatraz
White Russian Cinema - Space Cowboys

domenica 26 maggio 2013

HELENA BONHAM CARTER DAY - ALICE IN WONDERLAND



Tutti noi conosciamo bene Alice e la sua avventura nel paese delle Meraviglie. Abbiamo riso del Bianconiglio. Abbiamo pianto per le povere ostrichette.
In questo film viene raccontato il ritorno di Alice nel fantastico mondo di Lewis Carrol. Alice non si ricorda del sogno fatto tanti anni prima e gli abitanti non riconoscono in lei la moltezza che aveva all'epoca, caratteristica ahimé offuscata dalla maturità che arriva alla fine dell'infanzia. Questo è un bel problema perchè il regno è in balia della terribile Regina Rossa, che tieni tutti sotto il suo controllo grazie al Ciciarampa: una specie di drago. Solo la vera Alice, quella con la moltezza, può riuscire ad uccidere la bestia. Ecco come il film diventa il percorso di Alice per ritrovare la vera se stessa, non la dama beneducata priva di fantasia che tutti vogliono farla diventare. Molti amici di Sottomondo la aiuteranno: il Cappellaio Matto (cucchiaio), la Regina Bianca, il Brucaliffo, ecc.; un melting pot di tipi strambi, eccezionalmente folli.






















Per i fan di Tim Burton, questa versione di Alice è stata un fiasco. Per me no. Quindi colgo la fava al balzo coi due piccioni per:
1 - difendere questo film ingiustamente massacrato dai più!
2 - celebrare degnamente (spero) Helena Bonham Carter - alias Mrs Burton.

Lo so, lo so. Se pensiamo a Tim ci aspettiamo sempre grandi cose, dopotutto Edward Mani di Forbice, Batman, Beetlejuice, Ed Wood, Il Misterodi Sleepy Hollow sono tutte sue creature. Il fatto è che qui, secondo il mio modesto parere, la produzione richiedeva un determinato prodotto. La sceneggiatura è di Linda Woolverton (La Bella e la Bestia, Il Re Leone), la casa di distribuzione è la Disney, il pubblico a cui ci si indirizza è decisamente molto giovane. Tenendo ben presente queste premesse, io ho visto Alice in Wonderland come un modo per introdurre i piccoli alla commedia nera, lasciando la parte che spetta loro: quella dalla favola, dell'eroina che sconfigge il male, della fantasia di un mondo che può essere spensierato.
I personaggi sono approfonditi, non si può negarlo. La storia del cappellaio (e che cappellaio! In questa sede mi tratterrò dall'osannare Johnny e la cosa mi costa molta fatica!) è forse la più intensa e il rapporto che si crea con Alice riesce ad arrivare benissimo allo spettatore - a me ha fatto tanta tenerezza (certo non ai livelli di Edward, ma ehi di Edward ce n'è e ce ne sarà sempre uno solo)!
Se devo essere sincera c'è un ingrediente che non mi è piaciuto: la Regina Bianca. Sarà che Anne Hathway non mi è sembrata molto adatta alla parte, o forse mancava un espediente di spinta; ma a parte questo, ho trovato il film degno di essere visto.

Veniamo al parte succosa di oggi: la celebrazione del pezzo d'artista che è Helena Bonham Carter!

File:Helena Bonham Carter (Berlin Film Festival 2011) 3 cropped.jpg
Il panorama cinematografico è pieno di attrici che potremmo definire belle e brave, talentuose e graziose, aggraziate e dotate. Perché oggi proprio Helena Bonham Carter si è guadagnata il diritto di essere festeggiata? Perché lei spicca tra tutte per la sua vena malefica, la sua aurea maledetta, la sua aria bohemien. Se fosse vissuta due secoli fa sarebbe stata la compagna perfetta di Baudelaire, essendo invece classe 1966, è l'anima gemella di Tim Burton, una coppia in cui ognuno sembra nato dalla costola dell'altro.
Figlia di un banchiere e di una psicoterapeuta, Helena sembra il miscuglio perfetto di genio e follia, non per niente i ruoli in cui ha dato il meglio di sé sono i più inusuali: come in Big Fish, Harry Potter, Sweeney Todd e Alice in Wonderland.
Restando su Alice, potremmo definire la sua Regina come una cattiva forte che, come spesso accade, porta una maschera per non mostrare la sua debolezza. Il percorso del personaggio è quasi un rimpicciolimento, come quelli che subisce Alice dopo aver mangiato il fungo. Se all'inizio abbiamo una regina temuta e potente, sicura di sé; alla fine ci ritroviamo uno scricciolo che di grande ha solo la testa. La regressione caratteriale va di pari passo con quella scenografica. Basta pensare al contrasto tra la scena iniziale del trono, quando la regina usa il maialino come poggia piedi, e poi alla scena finale sul campo di battaglia; la regina sembra la più minuta tra tutti i personaggi.
Bene, dopo tutta questa serie di complimentoni non ci resta che augurare buon compleanno alla nostra cara Helena, aspettando di vederla presto in The Lone Ranger.
Come di rito, vi lascio i link degli altri blogger che si sono uniti ai festeggiamenti! Prossimo appuntamento: Clint Eastwood Day, il 31 maggio. Chissà a chi toccherà in giugno!


Il Bollalmanacco di Cinema - Grandi Speranze In Central Perk - La Dea dell'Amore La Fabbrica dei Sogni - La Fabbrica di Cioccolato Montecristo - Novocaine Movies Maniac - Alice in Wonderland Scrivenny - Il Discorso del Re The Obsidian Mirror - Sweeney Todd Triccotraccofobia - Frankenstein di Mary Shelley White Russian Cinema - Fight Club


sabato 25 maggio 2013

HUNGER - Altro che Pannella

Hunger è un film che racconta in maniera brutale la crudeltà con cui venivano trattati i prigionieri della PIRA nella prigione di Long Kesh, nell'Irlanda del Nord. Gli esponenti del gruppo chiedevano di essere trattati come prigionieri politici, status abolito anni prima. Per ottenere i diritti richiesti, vediamo nel film due fasi di protesta. La prima in cui i prigionieri attuavano lo sciopero dello sporco e delle coperte: nella pratica imbrattavano le pareti delle celle con le feci, versavano le loro urine nei corridoi e si rifiutavano di indossare la divisa dei carcerati, coprendosi solo con delle coperte.
Nulla ottenendo, i toni cambiano. C'è un intervallo di 20 minuti in cui un prigioniero, Bobby Sands (Michael Fassbender), ha un colloquio con un prete in cui dichiara che intende iniziare uno sciopero della fame, e come lui anche molti altri prigionieri. La seconda parte sarà incentrata sul lento martirio che lo porterà alla morte.

Fino a dove siamo disposti a spingerci per i nostri ideali? Omicidi? Suicidio? Questi giovani combattenti della PIRA erano disposti proprio a tutto. Questo è l'aspetto che più mi ha colpito del film. E' difficile annullare la proprio persona per un ideale, ma questi giovani ci riuscivano, anche a costo di rischiare la vita, anche a costo di perdere la famiglia. La cosa può sembrare affascinante o terrificante. Io sono più per il secondo punto di vista..
Registicamente parlando, McQueen è riuscito a contraddistinguersi grazie ai lunghi silenzi, quasi a voler lasciar parlare le immagini. Immagini forti senza dubbio. Come se l'obiettivo fosse quello di costringere lo spettatore a pensare a quello che sta guardando. Non ci sono distrazioni, solo l'orrore di una lenta agonia.

giovedì 9 maggio 2013

THE RAVEN - Il corvo di Poe

the-raven-poster.jpgThe Raven è un thriller che, con molta immaginazione, racconta gli ultimi giorni di vita del grande Edgar Allan Poe, qui interpretato da John Cusack.
Poe è ormai un ubriacone squattrinato, che ha perso ogni ispirazione. Dopo aver portato il lutto per la morte della moglie, sta per annunciare il suo fidanzamento con Emily, ragazza dell'alta società di Baltimora.
Proprio negli stessi giorni, in città vengono commessi omicidi cruenti, ispirati dai fatti narrati da Poe nei suoi racconti polizieschi. L'assassino rapirà Emily e costringerà Poe a seguire le indagini. Per scoprire dove l'amata è tenuta prigioniera, Poe dovrà scrivere racconti sui delitti commessi e risolvere gli enigmi che il boia lascerà sulle vittime, l'ultima delle quali sarà lo scrittore stesso.
La trama non ha assolutamente niente di vero a livello storico, se non le ultime parole pronunciate da Poe, parole che hanno evidentemente ispirato l'intera sceneggiatura.
Il film comunque ha la sua buona dose di suspance e colpi di scena. L'idea di un assassino che prende spunto dai racconti del suo idolo per commettere vere e proprie atrocità è interessante. Questo film mi ha dato l'occasione per scartabellare un po' nella vita del genio dannato,quale è stato Edgar Allan Poe, un uomo indubbiamente sfortunato e depresso, con un grande dono, che è stato anche la principale fonte dei suoi problemi esistenziali. Sfortunato anche nella scelta del cast evidentemente. Non ho visto Cusack fare scintille, ahimé. Lo stesso ruolo era stato offerto a Jeremy Renner e Ewan McGregor, i quali hanno rinunciato - forse avevano avvertito presagi sinistri? Può essere..
L'ispettore in carica qui è Luke Evans, che intanto ha fatto The Raven, e a quanto pare farà anche The Crow, il remake di un film che speravo fosse intoccabile; invece a quanto pare il rispetto per i morti è stato definitivamente sostituito dalla possibilità di sfruttare una tragedia fino all'ultimo per ottenere guadagni.